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Luigi Musso: bello e impossibile

martedì 4 luglio 2017

LUIGI MUSSO: BELLO E IMPOSSIBILE

 

 

È bello, è il figlio più giovane di una facoltosa famiglia romana e, soprattutto, è maledettamente veloce. Si chiama Luigi Musso ed è nato a Roma il 29 luglio 1924. Il giovane impiega non molto per capire che la sua grande passione sono le auto e le corse, anche se questo “passa tempo” non è ben accetto fra i parenti più stretti.

 

 

 

Luigi tira dritto e già nel 1950 comincia a bazzicare in diverse gare italiane – Targa Florio e Mille Miglia comprese – al volante di una piccola Patriarca-Giannini Sport 750 con cui mostra di possedere grandi potenzialità. Si accorgono di quel giovane dagli occhi ammalianti quelli della Maserati che dal 1953 gli offrono un posto in squadra.

 

 

Con le vetture del Tridente, già in quella stagione, debutta in Formula 1 dove però non raccoglie risultati significativi; con le Sport fa invece grandi cose e alla fine dell’anno è già Campione italiano di Velocità per la Categoria Sport. Obiettivo che centra anche nel 1954, grazie ad altri importanti risultati come il 3° posto assoluto alla Mille Miglia o il 2°, sempre assoluto, alla Targa Florio, così come nel 1955.

 

 

 

        

 

Il passo da Modena e Maranello a quel punto è breve e nel 1956 Musso fa già parte di quella compagine di piloti, nota come “Primavera Ferrari”, che si contende il ruolo di prima guida in seno alla Scuderia del Cavallino.Alla corte di Re Enzo Musso trova Eugenio Castellotti, Mike Hawthorn, il marchese spagnolo Alfonso De Portago, ma soprattutto il “gran maestro” Juan Manuel Fangio con il quale condivide la sua unica affermazione in Formula 1, nel Gran Premio d’Argentina di quell’anno. Dopo un’altra buona annata, il 1957, in cui vince la 1000 Chilometri di Buenos Aires assieme a Masten Gregory e a Eugenio Castellotti, il 1958 inizia per Luigi sotto i migliori auspici: è secondo sia in Argentina sia a Montecarlo e un punto lo racimola anche in Olanda, tanto che, alla vigilia del Gran Premio di Francia, in programma il 6 luglio a Reims, Musso è secondo anche nel Mondiale.

Apparentemente, tutto sta filando per il meglio, ma mai come in questo caso nulla è come sembra, nulla è come appare. Al di la delle corse, nel privato, Luigi sta vivendo una fase piuttosto convulsa. Alcune operazioni imprenditoriali non sono andate a buon fine e lo scenario finanziario è reso ancor più cupo da qualche debito di gioco… di troppo. Luigi “deve” assicurarsi ad ogni costo il Gran Premio di Francia che, per il vincitore, prevede un monte premio da capogiro. Proprio quello che ci vuole per sistemare le cose, per fugare dubbi e paure, per ribadire quel ruolo di prima di guida che in squadra gli contendono i rivali, più che compagni, Peter Collins e Mike Hawthorn. Quando si schiera in prima fila, al secondo posto, al via del Gran Premio di Francia, calato nell’abitacolo della sua Ferrari 246 D, tutto questo, Luigi, lo sa fin troppo bene. Hawthorn è al suo fianco, ma davanti. «Dell’inglese bisognerà sbarazzarsi in fretta per involarsi verso quel successo che potrebbe essere risolutivo per tanti aspetti», - pensa Luigi.

Pronti via. Musso non scatta al meglio e al comando va la BRM di Harry Schell, che vi resta però per poco, passata prima da Hawthorn e poi dallo stesso Musso. Ora le Ferrari dei due compagni rivali sono ai primi due posti e Luigi inizia a “sentire”, giro dopo giro, sempre più, approssimarsi la “coda” dell’altra rossa. Il decimo passaggio è da poco iniziato e ormai Hawthorn è nel mirino. Ecco profilarsi all’orizzonte la piega destrorsa velocissima, così detta del “Calvaire”. Se si ha pelo, e questo certo non fa difetto a Luigi, si può fare in pieno e allora sì che si guadagnano decimi. L’inglese non molla, il romano, nemmeno a parlarne. «Un istante ancora e sarò davanti» – pensa Luigi – mentre tiene il piede destro pigiato sull’acceleratore a fondo corsa.

Un istante ancora… prima che il mondo gli si capovolga sopra al pari della sua Ferrari che parte per la tangente, come un missile impazzito, schizzando fuori dalle sede stradale e finendo rovesciata fra le spighe di grano. Il rosso della carrozzeria si perde – per sempre – in quel mare di giallo, reso ancor più vivido e abbagliante – proprio come gli occhi di Luigi – dalla splendida giornata estiva.

La pellicola di una vita vissuta alla grande, in pista non solo, si interrompe qui, di colpo, d’improvviso. A fine mese Luigi avrebbe compiuto 34 anni.

La redazione Giorgio Nada Editore

 

 

 

Per approfondire: 

MUSSO. L'Ultimo Poeta di Cesare De Agostini

 

 

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